21.10.16, di nuovo

C’ho provato a non scrivere, a pensare di poter cambiare, di poter respirare.

C’ho provato a dire a me stessa che stavolta il vento di rivoluzione era arrivato davvero, che bastava solo lasciarsi andare, cullata, amata, accarezzata. Ma che posso fare, come posso violentarmi, se non è quello che voglio, se non è quello che mi muove, quello che mi appartiene e mi scuote. Come posso volermi cambiata, come posso mediare, perché? 

La solitudine è mia amica. È vero, devo sistemare di nuovo qualcosa, qualche pezzetto sganciato, qualche lembo di pelle staccato, ma mi conosco da un po’. E ora so cosa non voglio.

Meno poco, mercoledì 

Quanto ti lega una dipendenza? Finisci per ridimensionare tutto per quell’oggetto, per quella situazione, per quella persona. Dipendere da qualcosa vuol dire sentirsi manovrati come marionette inermi, sconvolgere i propri piani, ponersi rimessivamente rispetto ai proprio desideri.  La dipendenza ti si attanaglia dentro come un germe e non ti abbandona mai per sua volontà.
L. si era svegliata male, ma non così male come quando scoprì di aver terminato il tabacco. 

Una sigaretta è per l’ansioso una boccata di leggerezza prima di ributtarsi nella dimensione angusta e claustrofobica della normalità.

Era sveglia da due ore e non aveva ancora fumato. La fortuna era solo quella di essere sola in casa e non doversi coercizzare per mantenere la rabbia.

Doveva comprare il tabacco, subito!

 L. voleva studiare a casa quella mattina. Per nessuno mai al mondo avrebbe scelto un altro luogo. Poi si accorse del tabacco. Sarebbe andata a studiare in biblioteca. Per studiare, ma , soprattutto, per comprare il tabacco.